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Stallone sfida Hollywood nel primo trailer di I Play Rocky
Prima di affrontare Apollo Creed, Sylvester Stallone dovette vedersela con un avversario più antico, organizzato e difficilmente eliminabile con un montante: l’industria cinematografica.
Anthony Ippolito interpreta il giovane Sylvester Stallone, ancora sconosciuto e abbastanza ostinato da rifiutare l’idea più ragionevole che Hollywood potesse offrirgli: vendere la sceneggiatura e lasciare il ruolo principale a qualcuno di famoso. Invece volle essere Rocky Balboa. Cinquant’anni dopo, Hollywood ha trovato il modo perfetto per produrre un altro Rocky senza doverlo chiamare Rocky IX.
Diretto da Peter Farrelly e scritto da Peter Gamble, il film arriverà in sale selezionate statunitensi il 6 novembre 2026, per poi ampliare la distribuzione nel corso dello stesso mese, in coincidenza con il cinquantesimo anniversario del film originale, uscito negli Stati Uniti il 21 novembre 1976.
Anthony Ippolito sale sul ring con Sylvester Stallone
Il trailer di I Play Rocky mostra Stallone mentre cerca di convincere produttori e finanziatori che il protagonista del suo copione debba essere lui. Non una star, non un attore rassicurante, non qualcuno capace di pronunciare tutte le consonanti con regolarità. Lui. Il problema è che Stallone non possiede ancora alcun potere contrattuale.
Ha soltanto una storia, una convinzione incrollabile e il volto di un uomo che sembra essere stato svegliato durante un incontro di boxe. Il trailer riconosce anche il lato più buffo di quella perseveranza: Stallone si carica sulle spalle un pescione, manda giù uova crude e affronta allenamenti con una coordinazione ancora tutta da inventare.
Ippolito conosce bene il territorio delle imitazioni ad alto rischio. In The Offer aveva interpretato il giovane Al Pacino durante la lavorazione de Il padrino; ora affronta Stallone cercando qualcosa in più della mascella, della postura e della dizione riconoscibile in tre sillabe. Il suo metodo di selezione per I Play Rocky è stato coerente con il personaggio: appena saputo del progetto, ha inviato di sua iniziativa un provino. Il modo più diretto per dire: “I play Rocky”.
Accanto a lui, AnnaSophia Robb interpreta Sasha Czack, Stephan James è Carl Weathers e Matt Dillon veste i panni di Frank Stallone Sr. Il cast comprende inoltre P.J. Byrne come Irwin Winkler, Toby Kebbell come Robert Chartoff, Jay Duplass come il regista John G. Avildsen, Kiki Seto come Talia Shire e Robert Morgan come Burgess Meredith.
Quando l’ostinazione diventa leggenda hollywoodiana
Peter Farrelly, dopo Green Book, conosce bene il cinema costruito per rendere digeribile una vicenda complessa senza lasciare troppe schegge sul tappeto, e la storia possiede tutti gli elementi che l’industria ama celebrare dopo aver tentato di impedirli: un outsider, numerosi rifiuti, un rischio economico, una vittoria improbabile e la possibilità di vendere il tutto cinquant’anni dopo come contenuto motivazionale.
Il vero Rocky costò circa un milione di dollari e incassò 225 milioni nel mondo. Vinse tre Oscar, compresi miglior film e regia per John G. Avildsen; Stallone divenne inoltre la terza persona nella storia degli Academy Awards a ricevere nello stesso anno una candidatura sia come attore sia come sceneggiatore.
Numeri che hanno trasformato una scelta considerata irrazionale in una delle più raccontate dimostrazioni di perseveranza del cinema americano. Perché il confine tra genio e irresponsabilità, nell’industria culturale, viene spesso stabilito dal risultato al botteghino: prima dell’incasso sei un problema, ma dopo sei una leggenda.
E infatti il trailer ci riporta in cima ai gradini di Philadelphia: anche la nostalgia, prima di tornare sul ring, ha bisogno del suo allenamento mattutino.
