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Miss Italia non deve morire, la recensione su Almanacco Cinema

Miss Italia non deve morire, la recensione su Almanacco Cinema

Arriva su Netflix Miss Italia non deve morire, parabola inesorabile del declino del concorso di bellezza più famoso del nostro paese.

Quando Netflix ha annunciato Miss Italia non deve morire ci si chiedeva quale sarebbe stato il taglio del documentario. Il titolo faceva pensare a un tentativo di riabilitazione, condito da giustificazioni che sembrava difficile persino immaginare. E infatti le ragioni per cui Miss Italia non dovrebbe morire non arrivano, perché probabilmente non ci sono.

Pietro Daviddi e David Gallerano costruiscono un racconto che dà voce a chi Miss Italia l’ha amata, a chi ci ha creduto e ha dedicato la vita al concorso di bellezza. Tuttavia, il montaggio finisce per dissacrare, e rendere palesi le incongruenze tra la società contemporanea e un’idea di spettacolo ormai superata.

Al di là delle considerazioni di natura etica o artistica, però, Miss Italia non deve morire sottolinea anche un dato interessante su cui soffermarsi. Quello che oggi fa fatica a trovare una collocazione in tv, infatti, poco più di dieci anni fa faceva cinque milioni di telespettatori, e negli anni ’90 aveva gli stessi numeri di Sanremo.

Miss Italia non deve morire, ma deve tornare in Rai

Miss Italia non deve morire segue l’attuale patron del concorso, Patrizia Mirigliani, nel corso dell’anno 2023, nel quale si chiacchierava di un possibile ritorno in Rai di Miss Italia. Il racconto è scandito dalle fasi della selezione: dalle prime competizioni regionali, fino alla finale nazionale.

In questo excursus Daviddi e Gallerano ci fanno entrare dietro le quinte della macchina di Miss Italia con risvolti che probabilmente non erano quelli che Mirigliani immaginava inizialmente. Quello che nell’opinione pubblica è già qualcosa di antiquato subisce, dopo questa analisi dall’interno, il colpo finale. Se è vero, però, che la regia lavora con sarcasmo (e stilisticamente molto bene), è altrettanto vero che sono i protagonisti stessi di questo mondo a ricordarci i motivi del buio calato sul concorso.

“La grande occasione democratica”

Così viene definita a un certo punto Miss Italia. E ci sarebbe già molto da dire su tale livello di scollamento dalla realtà. Come può un concorso di bellezza, che giudica quindi qualcosa per cui non abbiamo nessun merito e che impone un modello preciso di donna, essere un’occasione democratica?

Quando la macchina da presa si addentra nelle giurie la cosa diventa ancor più evidente. Nella mancanza di grazia con cui i corpi delle ragazze vengono commentati da alcuni agenti regionali c’è tutta la follia di un mondo che non è sparito a causa di quel “femminismo terribile” che cita Mirigliani, ma perché semplicemente, anche se a rilento, la società tutta per fortuna si sta evolvendo.

Nel documentario, a sorpresa, viene citato anche il Presidente del Consiglio. Gli agenti regionali parlano di “identità nazionale”, di “sovranismo” come motivi per i quali il concorso dovrebbe tornare in Rai. Ma se persino sotto il governo di chi ha fatto del sovranismo la sua bandiera Miss Italia è stata lasciata fuori dai palinsesti, forse non c’è davvero più speranza.

Miss Italia non deve morire, la recensione su Almanacco Cinema

Può esistere una versione moderna di Miss Italia?

Miss Italia non deve morire si concentra, oltre che su Patrizia Mirigliani e i suoi agenti regionali, su un’aspirante miss, Aurora. La ragazza sembrerebbe un’ancora di salvezza. È oppositiva, moderna, libera, si mostra con le sue fragilità, e porta una nuova prospettiva all’interno del concorso. A un certo punto ci chiediamo se la ragazza possa davvero rappresentare una via d’uscita. Insomma, può esistere una versione moderna di Miss Italia?

L’epilogo della sua sottotrama sembra suggerirci che la risposta è “no”. In fondo, si tratta e si tratterà sempre di un concorso di bellezza. Non c’è rivoluzione interna che possa donare nuova linfa. È una competizione che per sua natura valuta soltanto l’aspetto esteriore secondo parametri oggettivi (altro che democrazia). E se oggi non funziona non è per una questione etica, ma perché nella complessità della contemporaneità la bellezza ha assunto un valore diverso, che si regge su aspetti svariati e meno stereotipati.

La delusione di chi ha lavorato una vita per Miss Italia è comprensibile, così come l’attaccamento affettivo di Patrizia Mirigliani alla manifestazione, ma sarebbe più dignitoso accettare che il mondo è cambiato, piuttosto che tentare maldestramente di adeguarsi.

Miss Italia non deve morire: cose che non avremmo voluto sentire

Se da un lato è la regia, con i suoi tagli, a spingerci a una certa prospettiva sul racconto, è vero anche che Patrizia Mirigliani e i suoi collaboratori spesso fanno tutto da soli. Posti di fronte al problema di far portare alle ragazze un “messaggio”, uno di loro fieramente racconta di aver fatto una ricerca sulle “50 emergenze mondiali”.

A quel punto insieme alla patron si interroga su come presentarle. Saranno le ragazze a scegliere la tragedia su cui fingere interesse, o gliele assegneranno tramite sorteggio? I problemi del mondo, quello reale, ridotti al servizio di un’istituzione che tenta di elevarsi a una morale che non ha mai avuto.

Non spoileriamo la strategia finale scelta dai due, anche perché basta questo per capire il tipo di lavoro che è Miss Italia non deve morire. Patrizia Mirigliani, in una recente intervista al Corriere, ha raccontato di non aver dormito la notte dopo aver visto il documentario.

Effettivamente il ritratto che ne esce è crudo, ma è spesso lei stessa, nel tentativo di salvare l’immagine di Miss Italia, a dire davanti alla telecamera cose ambigue e fuori dal tempo. Laddove non parla basta il suo sguardo (come quello atterrito alla notizia di Miss Olanda transgender).

Miss Italia non deve morire, la regia

Dal punto di vista stilistico Miss Italia non deve morire è un lavoro godibile, ironico, che racconta con spietatezza e in modo critico una parte della nostra Storia. Quello che era decisamente evitabile e che risulta infelice è tutta la sottotrama dedicata al figlio di Patrizia Mirigliani.

Tanto la regia quanto in alcuni passaggi la stessa madre sono gratuitamente duri con il ragazzo, colpevole innanzitutto di non reggere il peso di un’eredità (ma quale?) grande e gloriosa. Anche nelle immagini del nonno che da piccolino già lo immagina patron si palesa l’ennesimo discorso arcaico, che ha però la scusante di essere stato fatto veramente in un’altra epoca. In ogni caso Nicola è l’unico per cui si prova una genuina empatia.

Funzionano, invece, in particolare due momenti. Il primo è il climax che culmina con l’annuncio di Stefano Coletta dei palinsesti, e il secondo precede la fine del documentario. Come nel finale di Titanic (non a caso) quando le immagini del relitto sommerso vengono pian piano sostituite al sogno di Rose e Jack che si riuniscono, in Miss Italia non deve morire si alternano le immagini desolanti di ciò che rimane del Grand Hotel di Salsomaggiore Terme e quelle d’archivio dei vecchi fasti. Una successione che suona senza dubbio funerea.

In conclusione

Il documentario, tecnicamente ben fatto e che vale la pena recuperare, non tenta in alcun modo di convincerci della necessità di salvare Miss Italia. Anzi, rende chiaro che non c’è più nulla da preservare. E non è una questione di femminismo, o di agenda “woke”, come tentano di suggerire gli addetti ai lavori. Semplicemente oggi quel modello non funziona più, ha smesso di essere interessante.

Miss Italia non deve morire ci presenta personaggi che sembrano vivere in un’altra realtà, distanti dall’oggi, che portano avanti discorsi e pensieri anacronistici. “Perché Sanremo sì e Miss Italia no?” si chiede, mai pacato, Vittorio Sgarbi, giudice della finale del 2023. Eppure, guardando il documentario la risposta magicamente ci sovviene.

Se l’Italia, che su tanti aspetti culturalmente è ancora indietro (pensiamo alla recente riflessione post Sanremo sulle donne nel mondo della musica), ha saputo disfarsi di Miss Italia senza resistenze da parte dell’opinione pubblica, questo vuol dire che la manifestazione è già inevitabilmente priva di vita.

Miss Italia non deve morire è disponibile in abbonamento su Netflix dal 26 febbraio.

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