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FEFF27

FEFF27: opinione a caldo sui film in concorso, giorno 5

FEFF27: trafficanti di organi a Taiwan, pescatori emarginati in Corea del Sud, rapine e omicidi tra le montagne cinesi ed evasione fiscale in Giappone.

Un viaggio incredibile attraverso tutta l’Asia quello del quinto giorno del Far East Film Festival 27. Vi lascio di seguito un’opinione a caldo sui film visti durante la giornata di ieri.

Organ child

Violenza senza esclusione di colpi al FEFF27. Ci troviamo a Taiwan e una bambina viene rapita. Il padre viene ingiustamente accusato dell’omicidio di un’infermiera che avrebbe collaborato al rapimento e dopo 16 anni di carcere, durante un breve periodo di libertà vigilata, egli è pronto a mettere in atto la sua vendetta.

Film molto interessante, nonché opera d’esordio del regista taiwanese. Molto crudo e duro e la cosa interessante è che ho avuto subito l’impressione che il regista prendesse le distanze dal padre vendicatore. In un film americano qualunque si sarebbe invece trasformato in un eroico giustiziere della notte.

Buona la sceneggiatura che si concentra più sugli acquirenti benestanti piuttosto che sui trafficanti veri e propri e ci regala anche qualche colpo di scena ben assestato. Forse la pellicola cade un po’ troppo nel romanticismo nella parte finale ma indubbiamente la perdoniamo.

FEFF27

Land of the morning calm, una bella sorpresa al FEFF27

Dramma sudcoreano molto bello e intimo. Racconta la storia di alcuni degli emarginati dalla società, coloro che si guadagnano da vivere come pescatori nei villaggi in riva al mare. Un film che parla di immigrazione, di chiusura mentale della società, di rivalsa sociale e di traumi mai superati.

Un pescatore decide, con l’aiuto del suo capo, di fingere la sua morte per fare in modo che la moglie vietnamita incassi l’importo dell’assicurazione. Bella la regia, bella e toccante le sceneggiatura e attori uno più bravo dell’altro. Inquadratura finale da storia del cinema.

Deep in the mountain

Inizia come un thriller, si evolve in una commedia demenziale e ritorna un thriller spietato negli ultimi 20 minuti. La maggior parte del pubblico non ha digerito il cambio narrativo inaspettato di questo film cinese. Nemmeno io l’ho apprezzato troppo però devo dire che è stata in ogni caso una visione piacevole e interessante.

La regia è molto curata anche se probabilmente la demenzialità di alcune scene ha penalizzato un po’ il tutto. Se apprezzerete questa commistione di generi molto postmoderna, resterete certamente soddisfatti del risultato finale.

Angry squad, il ritorno di Ueda al FEFF27

Dopo l’enorme e meritato successo di quel capolavoro che è One cut of the dead (Shin’ichiro Ueda, 2017), il regista giapponese ha raggiunto il Festival con il suo nuovo film. Un funzionario del fisco vuole a ogni costo incastrare un ricco imprenditore che evade ogni anno centinaia di milioni di Yen. Insieme a un truffatore professionista metterà su un’improbabile squadra composta dall’expertise giapponese degli imbrogli. L’obbiettivo? recuperare i soldi evasi con una truffa ai danni dell’imprenditore evasore.

Film divertentissimo che, pur non avendo la genialità della pellicola d’esordio del regista, intrattiene alla grande. Personaggi scritti benissimo, sceneggiatura al limite della perfezione e regia funzionale al racconto. Si ride ma si ragiona anche. Un film da non perdere.