i piccoli maestri, recensione almanacco cinema

I piccoli maestri, recensione su Almanacco Cinema

I piccoli maestri, l’esperienza partigiana vissuta da dei giovani idealisti universitari e raccontata in un film di Daniele Luchetti.

Tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Meneghello, su fatti realmente accaduti, un racconto dolceamaro sulla Resistenza italiana, per non dimenticare. Un film sulle gesta e il sacrificio di uomini e donne che hanno lottato per liberare l’Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista.

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I piccoli maestri, la trama

Nell’autunno del 1943 alcuni studenti universitari, Gigi (Stefano Accorsi) e Lelio (Diego Gianesini), della facoltà di lettere, Enrico (Giorgio Pasotti) e Simonetta (Stefania Montorsi), di ingegneria, e Bene (Filippo Sandon), di medicina, partono per l’altopiano dei Sette Comuni di Asiago per unirsi a dei gruppi di partigiani.

A loro si aggiungono un operaio, un marinaio, il loro professore antifascista, Toni Giurolo (Marco Paolini), e Dante (Marco Piras), giovane sottufficiale alpino. Ben presto i ragazzi si accorgono di saper poco sulla guerra e ogni decisione da prendere diventa occasione di discussione.

Al primo rastrellamento, alcuni di loro rimangono uccisi e il gruppo si sfalda per poi riunirsi successivamente, lottando fino al giorno della liberazione.

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I piccoli maestri, analisi del film

Nella trasposizione cinematografica de I Piccoli maestri, Daniele Luchetti prova a riprodurre l’atmosfera del romanzo di Meneghello, scevra da ogni retorica, senza riuscirci.

Nel tentativo di conferire realismo alla storia, il regista mette in scena il suo contrario. E nel ritrarre l’ingenuità dei personaggi e il loro entusiasmo giovanile, anche nel fare la guerra, con sfumature umoristiche troppo da commedia, finisce per rendere la storia inverosimile.

Nonostante il tema e i momenti drammatici, lo spettatore fatica quindi a rimanere emotivamente coinvolto.

Sceneggiatura semplicistica e recitazione artificiosa

La recitazione artificiosa di alcuni attori alle prime armi (uno Stefano Accorsi e un Giorgio Pasotti molto giovani) e la sceneggiatura (di Luchetti, Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Domenico Starnone) semplicistica e povera di contenuti contribuiscono a conferire a I piccoli maestri un tono abbastanza asettico.

I dialoghi, compresi quelli di Gigi, il protagonista narratore della storia, sono troppo didascalici e piatti. Non aggiungomo o rivelano nulla del carattere dei personaggi, impedendo a chi guarda di identificarsi.

Un film, soprattutto con tali tematiche, dovrebbe sollecitare emozioni intense, in tutte le varie sfumature. Ma con I piccoli maestri ciò non accade.

Per non parlare di alcune scene girate per esigenza di copione, come quella della masturbazione nei campi.

Anche la ricostruzione della battaglia finale e il ritrovamento di Marietto (Massimo Santelia) ‒ uno compagno partigiano arrestato dopo il fattito attentato a un gerarca fascista ‒ , da parte di Gigi e Simonetta, risultano poco realistici.

Notevoli, invece,  la fotografia di Giuseppe Lanci e le musiche di Dario Lucantoni (nonostante ricordino un po’ troppo quelle di Ennio Morricone in C’era una volta il West).

Conclusioni

I piccoli Maestri (1998) è un film dai contenuti importanti, ma sviluppato in maniera approssimativa. Nel tentativo di mantenersi fedele al testo narrativo, Luchetti ha completamente trascurato il climax e l’impatto emotivo sullo spettatore. Un film più per informare che per emozionare.

Recensione a due stelle su Almanacco Cinema