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L’Accident de piano di Quentin Dupieux, la recensione
Torna la satira pungente e delirante di Quentin Dupieux con L’Accident de pian. Adèle Exarchopoulos è un’influencer che non sente il dolore.
Il cinema di Quentin Dupieux si è sempre configurato come una lente deformata, esasperata – ma sempre analitica – sul reale. Con L’Accident de piano, in gara nella sezione Progressive Cinema della Festa del cinema di Roma 2025, il regista francese mira dritto ai mostri che la nostra società ha creato. In primis tutte quelle personalità che vivono nel piccolo schermo, gli influencer. E poi, al voyeurismo che assale sempre più noi altri. Quanto ciò che vediamo esprime autenticità e quanto è mera performance? E inoltre, quanto il dolore è diventato ormai un prodotto di consumo?
L’Accident de piano, la trama
Magalie Moreau (Adèle Exarchopoulos), detta Megabocce, è un’influencer affetta da una malattia che le impedisce di avvertire alcun tipo di dolore. È proprio attraverso questo “dono” che Magalie è riuscita, con gli anni, a costruire un vero e proprio impero di fama e denaro, facendo degli sketch in cui si autolesiona. Ma i suoi video arrivano a soglie di pericolosità molto alte, fin quando avviene un incidente grave. Per questo motivo, l’influencer decide di ritirarsi per un periodo in una baita di montagna insieme al suo assistente, ma proprio qui, un giorno, il passato verrà a bussare alla porta.
Quanto è rimasto di essere umano?
Ciò che incrina Magalie, un personaggio fastidioso e privo di empatia, è l’arrivo nella sua vita di Simone Herzog, una giornalista legata all’incidente che ricatta l’influencer di diffondere informazioni riguardanti ciò che è avvenuto, a meno che Magalie non le conceda un’intervista esclusiva. Spinta anche dal suo assistente Patrick, Magalie accetta ma l’intervista si rivela più complicata del previsto. Alla domanda di Simone: perché nonostante la fama e i soldi, continui a farlo? Una domanda semplice ma insostenibile. E qui si snoda tutto il conflitto di Magalie e l’inquietante ritratto psicologico, quasi imperturbabile, quasi incomprensibile.
Magalie possiede proprietà, può comprare qualsiasi cosa, ha l’adorazione dei follower. E forse ciò che gli manca è proprio un riconoscimento, un’identità. È come se non ricordasse più chi è davvero, come se la vita prima della fama l’avesse totalmente cancellata. La sua identità è stata plasmata dalla brama altrui e si è tramutata in performance. Dunque, Magalie esiste solo attraverso l’immagine consumata, mediata e logorata. Banalmente, ognuno di noi, rientrando a casa, nel proprio nido familiare, toglie maschere e vestiti superflui, tornando se stesso. Magalie no, perché ormai è solo personaggio.
E nonostante il personaggio ostico, in fondo non ci può stupire tutto ciò. Poiché, se non si è in grado di provare dolore, come si può apprezzare la felicità? Come si possono riconoscere tutte le altre emozioni? E quindi, forse Magalie è affetta da una malattia ben peggiore: è incapace di sentire qualcosa di umano, in un mondo vuoto, dove gli altri gioiscono del dolore altrui.

L’Accident de piano, una vita di personaggi
L’Accident de piano gioca con i compromessi della vita, attraverso un tono tragicomico, che percepiamo davvero assurdo, fin quando ci rendiamo conto che non è poi così distante dalla nostra realtà. E com’è stato per Sick of Myself di Kristoffer Borgli, anche qui mi verrebbe da dire che è un film che riguarda tutti noi. Sarebbe riduttivo distinguere la realtà fisica da quella dei social network: sappiamo che ormai non c’è più confine.
Da una parte, un’influencer che addirittura mantiene un apparecchio doloroso pur di tenere in piedi il personaggio, vicino a lei un assistente che pende dalle sue labbra ed è disposto a tutto pur di guadagnare denaro, infine il pubblico che divora contenuti assurdi pur di provare l’ebbrezza effimera.
Dupieux non ha paura di esporsi fino al disturbo vero e proprio, chiudendo con un finale che fa davvero riflettere. La sofferenza non è più riconosciuta come parte dell’essere umano, ma ridotta a spettacolo che prende il sopravvento su ogni forma di fragilità, addirittura nel momento in cui si palesa in Magalie per la prima volta.
L’Accident de piano, in definitiva
Nonostante le mille domande e le sospensioni, L’Accident de piano ha in realtà le intenzioni ben chiare, che vengono elaborate dallo spettatore dopo una profonda riflessione. Dupieux non si cura solo della regia, ma anche della fotografia e della musica, entrambe fredde e alienanti. Adèle Exarchopoulos si dimostra un’attrice di grande talento, vestendo i panni di un personaggio atipico e profondamente amorale, che però si rivela rotto dentro, in ogni suo piccolo dettaglio. Alla fine, siamo il risultato di una sovraesposizione pericolosa, consumistica e disumanizzante ma, nonostante ciò, qualcosa ancora brilla in noi.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨★
