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Poveri ma ricchi, recensione almanacco cinema

Poveri ma ricchi: la commedia che fa ancora tanto ridere

Perché rivedere oggi Poveri ma ricchi? Storia di un trionfo al botteghino italiano capace di unire l’eredità dei classici del passato alle mode del presente.

Arrivato nelle sale nel dicembre del 2016 come remake della pellicola francese Les Tuche, Poveri ma ricchi ha saputo conquistare una forte identità nel panorama cinematografico italiano, riallacciandosi direttamente alla nostra gloriosa tradizione comica.

Lo scontro culturale tra provincia e metropoli raccoglie l’eredità di classici del passato come Totò, Peppino e la… malafemmina, rievocando la satira sull’ostentazione tipica del cinema anni Ottanta con Renato Pozzetto o degli storici cinepanettoni dello stesso De Sica.

La trama

La famiglia Tucci vive a Torresecca, un paesino del Lazio. È un nucleo allargato e unito, alle prese con le ristrettezze economiche: Danilo, il padre (Christian De Sica), fa il casaro; Loredana (Lucia Ocone) è una casalinga appassionata di pulizie; i figli Tamara (Federica Lucaferri) e Kevi (Giulio Bartolomei) affrontano la vita a modo loro, insieme a Nonna Tuccia (Anna Mazzamauro) e allo stravagante cognato Marcello (Enrico Brignano).

La loro routine quotidiana viene stravolta dalla vincita di cento milioni di euro alla lotteria. Per evitare l’invidia e le pressanti richieste di prestiti dei compaesani, i Tucci decidono di scappare di notte verso Milano. Nella capitale del lusso, convinti che la ricchezza sia sinonimo di sfarzo esagerato, scoprono che i veri ricchi di oggi cercano invece il minimalismo, l’ecologia e la sobrietà.

Poveri ma ricchi: la recensione

Dietro il successo della pellicola c’è la mano esperta di Fausto Brizzi, un regista che dimostra una profonda conoscenza dei tempi comici della commedia all’italiana. Il cuore del film risiede nel contrasto stridente tra la nuova disponibilità economica e l’assoluta mancanza di classe dei protagonisti: i Tucci cercano di adeguarsi al nuovo status sociale tra macchine di lusso, hotel a cinque stelle e bizzarri investimenti.

Attraverso lo sguardo del regista, la comicità diventa lo strumento ideale per mettere alla gogna i cliché della società d’oggi, prendendo di mira l’ipocrisia del moderno “radical chic” milanese, dove persino i milionari giocano a fare i finti poveri pur di apparire alla moda.

La narrazione scorre rapida, alternando battute fulminanti a momenti di pura farsa grazie a una sceneggiatura – firmata dallo stesso Brizzi insieme a Marco Martani – che gioca con l’uso dei dialetti e gli equivoci, affidando ai protagonisti una scuderia di gag calibrate sui loro storici cavalli di battaglia.

Un cast in grande stato di grazia, guidato da Christian De Sica ed Enrico Brignano, regala performance memorabili che non risentono del passare del tempo.

Conclusioni

Pur essendo passati dieci anni dal suo debutto sul grande schermo, la commedia diretta da Fausto Brizzi mantiene intatta una comicità fresca ed esilarante, capace di intrattenere il pubblico di ogni età senza mai risultare datata.

Poveri ma ricchi ci ricorda con ironia che puoi anche avere cento milioni in banca, ma se l’alta società milanese prova a servirti un cuscus con formiche rosse del Madagascar, l’unica risposta possibile rimarrà sempre un liberatorio “li mortacci vostra!”.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3
★★★