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Agata Christian – Delitto sulle nevi: risate sotto zero
Agata Christian – Delitto sulle nevi, il giallo di Puglielli che spreca la sua intrigante premessa ludica in una comicità troppo banale e prevedibile.
Dopo il debutto sul grande schermo lo scorso 5 febbraio, Agata Christian – Delitto sulle nevi è adesso disponibile per tutti gli abbonati su Prime Video.
La pellicola diretta da Eros Puglielli, che aveva incuriosito le sale nel pieno della stagione invernale, prova a conquistare il pubblico dello streaming domestico, convincendo solo a metà.
Un “Whodunit” in scatola
Ispirato liberamente alle atmosfere deduttive di “Agatha Christie”, Agata Christian – Delitto sulle nevi trasporta lo spettatore tra le vette imbiancate e isolate della lussuosa villa di una nota famiglia produttrice di giochi da tavolo a tema crime.
La trama si adagia sui binari collaudati del classico “giallo della camera chiusa”, in un ironico gioco di specchi tra realtà e finzione: i membri della famiglia e i loro ospiti si ritrovano improvvisamente isolati nella dimora a causa di una violenta tormenta.
Quando il patriarca Carlo Gulmar (Giorgio Colangeli) viene trovato senza vita, la villa si trasforma nel tabellone di un Cluedo umano.
A guidare le indagini improvvisate troviamo il criminologo Christian Agata (Christian De Sica), affiancato dal pasticcione brigadiere Vanni Cuozzo (Lillo Petrolo) e dall’appuntato Tarda (Paolo Calabresi).
Insieme, i tre dovranno districarsi tra i sospetti che gravano sui bizzarri parenti, tra cui Walter Gulmar (Maccio Capatonda). Tutti celano un segreto, e l’assassino si nasconde chiaramente tra le mura della residenza.
Agata Christian – Delitto sulle nevi: la recensione
Dietro la macchina da presa, Puglielli sceglie un approccio visivo lineare, giocando sul netto contrasto cromatico e psicologico tra la vastità accecante del bianco esterno e l’atmosfera satura, quasi claustrofobica, degli interni della villa.
Sebbene la confezione formale risulti curata e la fotografia valorizzi gli spazi geometrici della magione, la regia si adagia su movimenti convenzionali e una gestione degli ambienti che non riesce mai a restituire quella sensazione di autentico isolamento e minaccia che un simile impianto narrativo avrebbe richiesto.
La trappola dei cliché e dei personaggi bidimensionali
Il vero tallone d’Achille di Agata Christian – Delitto sulle nevi è iuna sceneggiatura fragile, firmata a otto mani dal regista insieme a Mariano Di Nardo, Federico Fava e Antonio Manca.
Nonostante la regia cerchi di decostruire il genere in chiave ironica, la scrittura affonda il colpo a causa di una comicità banale e datata, costellata di battute prevedibili e dinamiche trite. I dialoghi faticano a brillare e il ritmo ne risente pesantemente nella parte centrale.
A peggiorare la situazione interviene la scrittura dei personaggi di contorno: figure assolutamente piatte, stereotipate e prive di una reale tridimensionalità, ridotte a meri elementi di sfondo per gag poco riuscite invece di agire come efficaci tasselli del mosaico misterioso.
Agata Christian – Delitto sulle nevi: il trio d’assi che salva la pellicola
A salvare il film dal naufragio critico interviene fortunatamente il talento dei suoi interpreti principali. Christian De Sica sfodera il suo innato carisma e una straordinaria presenza scenica, muovendosi con un’eleganza sorniona d’altri tempi.
Accanto a lui, Lillo si conferma un fuoriclasse assoluto dei tempi comici, capace di nobilitare anche le battute più deboli grazie a una mimica irresistibile. A completare il quadro è un eccellente Paolo Calabresi, che regala al suo personaggio sfumature ironiche.
Conclusioni
Agata Christian – Delitto sulle nevi si rivela un’occasione parzialmente sprecata. Una commedia che gira a vuoto nei suoi comprimari, ma che trova la sua unica e reale ragion d’essere nell’innegabile alchimia del suo terzetto di protagonisti.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
1.8
★⯨★★★

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