Romeo è Giulietta: Shakespeare in chiave moderna e ironica per parlare dell’identità di genere e dell’amore da un’altra prospettiva.
L’ultimo film di Giovanni Veronesi, uscito lo scorso 2024, parla chiaro sin da subito: Romeo è Giulietta, nel senso che Romeo è una “lei” e non un “lui”.
L’amore assoluto, esaltato dalla tragedia Shakespeariana Romeo e Giulietta, viene qui riproposto in chiave moderna assumendo quel carattere di “amore liquido”, termine coniato dal filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman, per indicare un amore non più imperituro e dai connotati più terreni.
Il regista toscano (autore del soggetto e co-autore della sceneggiatura insiema alla Fogliati) in Romeo è Giulietta sembra voler suggerire una visione più ampia dell’amore, mutevole e senza identità di genere. Perché l’amore non può e non deve essere legato a un fenomeno identitario e neanche a qualcosa di immobile.
Vittoria (Pilar Fogliati), una giovane attrice, si presenta a un provino per interpretare Giulietta nella famosa tragedia Shakespeariana. Rifiutata dal regista teatrale Federico Landi Porrini (Sergio Castellitto), dal carattere sgradevole ed eccentrico, decide di riproporsi per il ruolo di Romeo, camuffandosi come Otto Novembre, un ragazzo schivo e misterioso, ottenendo addirittura la parte. Nel frattempo, anche il suo fidanzato Rocco (Domenico Diele) viene scelto per il ruolo di Mercuzio nello stesso spettacolo.
Sfumati i titoli di testa, una dissolvenza da nero ci introduce gradatamente alla prima immagine in cui si apre il sipario e una luce irrompe nella scena sottolineando i contorni di una figura intera.
La macchina da presa si avvicina piano piano passando da un campo totale a un campo medio, per rendere riconoscibile il personaggio che avanza e si ferma: l’uomo inizia il suo monologo: «Non esiste alcun pregiudizio, alcun dubbio, non esistono strategie culturali, politiche e sociologiche per non raccontare ancora una volta l’unica e la più grande ed entusiasmante storia d’amore che sia mai stata scritta: gli astri contrari, le faide famigliari, gli odi e una certa sessualità strisciante e al centro di tutto questo il cuore […].
Poi prosegue accennando all’idea di mettere in scena Romeo e Giulietta fornendo una nuova visione dell’opera: «Spostare l’ottica e guardare il mondo con i propri occhi» dice, come se parlasse in nome dell’autore, al fine di fornire indicazioni allo spettatore su ciò che si appresta a vedere e che non esiste un unico punto di vista da cui guardare all’amore.
L’incipit poetico lascia subito dopo il passo a un leitmotiv da commedia, quelle di Genovesi a cui siamo abituati, in cui si cerca di affrontare anche temi importanti ma con il tono della leggerezza e dell’ironia.
La narrazione prosegue, cercando di tenere fede alla premessa iniziale non riuscendoci completamente.
Tra i personaggi dalla vena comica, oltre alla Pilar (brava nel suo ruolo), vi è l’attrice Geppi Cucciari, Gloria, truccatrice della compagnia teatrale di Porrini, una donna divorziata, madre e dalla sessualità libera. Un ruolo poco sviluppato e inserito quasi a casaccio all’interno del testo narrativo, o forse come elemento per rafforzare l’idea di “amore liquido”.
Nonostante il cast corale ‒ sono infatti presenti grandi attori come Margherita Buy nel ruolo di Clara, attrice anziana e nonna di Vittoria, e Alessandro Haber , Giovanni Festa, un produttore squattrinato ‒ il risultato non è pienamente soddisfacente. Sembra quasi che il regista volesse parlare di molte cose, ma avesse fretta di finire le riprese.
Romeo è Giulietta è un film in cui di certo non spiccano le idee innovative: il nome della protagonista, Vittoria, è un chiaro rimando alla celebre commedia musicale americana Victor Victoria; e il personaggio di Castellitto, Porrini, ricorda molto Renato Baldi de Il vizietto, interpretato da un immenso Ugo Tognazzi.
Romeo è Giulietta è un film dalle tematiche importanti, ma sviluppate in maniera frettolosa e un po’ confusionaria.
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