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Sirât

Sirât, quando l’idea supera l’opera

Sirât è un film con l’incredibile capacità di annoiare il pubblico con una scena piatta e poi ripetersi nuovamente, lasciando insoddisfatta qualsiasi premessa.

Avete mai visto quel famoso video in cui c’è una macchina che si muove su una strada piena di curve, attorniata dal verde del bosco, e poi una spaventosa figura entra all’improvviso nell’inquadratura? Se la risposta è no, questo è il video. Se la risposta è sì, pensate all’ennesima volta che vi hanno fatto vedere questo video, sperando di riuscirvi a spaventare, ma voi sapevate benissimo cosa sarebbe successo. Ecco, più o meno, Sirât.

Dopo essere stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2025 ed essere stato distribuito in Spagna e Francia – tra giugno e settembre – l’8 gennaio arriva in Italia Sirât, tra gli elogi della critica internazionale e sempre più frequenti conversazioni sul film ai premi Oscar 2026, nella categoria di miglior film internazionale.

Sirât

Sirât è la pellicola diretta da Oliver Laxe, che ne è anche sceneggiatore assieme a Santiago Fillol. Una co-produzione Spagna-Francia, che vede nel team di produttori anche Pedro Almadovar. Un dramma internazionale – si parlano quattro diverse lingue – che segue un padre alla ricerca della figlia, scomparsa tra rave techno in mezzo ai deserti del Sud del Marocco.

Il film è riuscito a portarsi a casa, ex aequo con Sound of Falling, il premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes e, agli scorsi Golden Globes, il film ha ottenuto due candidature: una come miglior film in lingua straniera ed una a Kangding Ray per la colonna sonora. Tanti gli elogi per il cast, da Luis – il padre – ovvero Sergi Lopez, a tutto il gruppo di ravers – attori non professionisti – che lo accompagna.

Viaggio verso il nulla

È molto più semplice parlare di qualcosa che ci è piaciuto, piuttosto che il contrario. Ma, in questo raro caso, sarà semplicissimo. Per un’opera che ha una premessa così strana ed interessante, è molto deludente vedere che il risultato sia una pellicola tanto piatto come questa. Il film si prova a nutrire dell’aura di sperimentalità e grottesca assurdità il cui soggetto detiene, ma la sua trasposizione in carne è l’esatto opposto: già vista e già odiata.

Partendo da un’idea che sembra a metà tra un sogno di David Lynch ed un disegno di Alejandro Jodorowsky, Sirât riesce a perdersi ancora prima di iniziare. Quella che parte come un’avventura folle on the road in un contesto di morte, diventa solamente un susseguirsi in loop di eventi identici – almeno per la prima metà di film. Senza senso, scontati, banali, mediocri.

Sirât

Techno trip

Per il film che viene descritto come la versione pop di Bela Tarr – perdonali dall’alto, maestro – Sirat riesce ad annoiare terribilmente dalla prima inquadratura. Un costante alternarsi di bruttisimi campi-controcampi distruggono il paesaggio attorno, e l’idea anacronistica di accerchiare tutto nell’ambiente dei rave techno viene annichilita quando i mondi opposti che entrano in contatto riescono a incastrarsi. Troppo facilmente.

I personaggi sono piatti e senza alcun background, rendendoci quindi apatici verso loro. Le loro reazioni sono inumane, a volte irrazionali, e le interpretazioni sono anche peggio. E certo, tutto questo è teoricamente giustificato da questa grande allegoria sulla guerra, ma non è così. La violenza senza senso, il rifiuto di aiuto, la mancanza di fiducia e la voglia di speranza. Laxe butta questi elementi sul nulla, e il nulla non risponde.

Un padre

L’iniziale volontà di decostruire la famiglia tradizionale e sostituirla con l’inconvenzionale – la figura del freakpunk, mai così poco esterno al mondo reale – viene ben presto scansata da una sceneggiature che verte, da un certo momento in poi, unicamente su questa rappresentazione aleatoria della guerra. Insomma, Don’t Look Up che incontra Mad Max, con i difetti narrativi del primo e senza nessun elemento tecnico dell’ultimo. Soprattutto, senza tensione.

Tra colori smorzati, una messa in scena che non offre nulla allo spettatore ed una composizione cinematografica completamente spoglia – sia esteticamente che narrativamente – Sirât riesce a candidarsi come una delle pellicole più ingiustamente altezzose e deludenti del 2026, dopo appena una settimana dalla sua uscita italiana in sala.

🎬 Valutazione

Regia
★★
Interpretazioni
Storia
★★
Emozioni
★★
🏆 Voto Totale
1.8
★⯨
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