478Views
A Thousand Blows, la recensione della serie su Disney +
A Thousand Blows, serie di genere Historical Drama, scritta e prodotto da Steven Knight, creatore di Peaky Blinders, debutta su Disney+.
Tra gli interpreti di A Thousand Blows troviamo Stephen Graham (Boardwalk Empire, Peaky Blinders) e Erin Doherty (The Crown). Una storia di sopravvivenza e rivalsa sociale, ambientata nella Londra di fine Ottocento.
A Thousand Blows, la trama
Nei quartieri degradati di Londra Est, la vita è dura per chi siede sul gradino più basso della società.
In questo contesto malfamato, una pratica diffusa come i combattimenti clandestini, emerge dai bassifondi e seduce l’alta società.
Il pugilato sta per diventare uno sport per gentleman, aprendo così uno spiraglio per chi cerca di uscire dal girone dei dannati dell’East End.
Qui la violenza è un espediente come un altro per farsi strada. La moralità è per chi può permettersela.
Nonostante questa desolazione, qualcuno ha piani ambiziosi.
Mary Carr (Erin Doherty) è una donna intelligente non priva di fascino. Fosse nata benestante la sua sarebbe stata una vita in discesa. Mary però è cresciuta nei bassifondi, dove, per sopravvivere, devi arrangiarti.
Questo per una donna si traduce sostanzialmente in due opzioni: o ti trovi un marito o ti trovi un protettore. Mary però ha altri progetti per sé stessa. Col tempo è diventata capo de I 40 elefanti, una banda di ladruncole che ogni giorno appesantiscono i loro soprabiti con merce trafugata (da qui il nome Elefanti)
Il business delle pickpockets rende abbastanza, Mary gode di rispetto e protezione, ma vuole di più.
Ha un piano, ma le manca ancora un tassello. Durante una serata di combattimenti clandestini, l’astuta Mary conosce il giovane immigrato Hezekiah Moscow (Malachi Kirby) lo guarda battersi sul ring e subito vede in lui la pedina mancante.
Peccato che questa “simpatia” per Hezekiah non sia condivisa dal Boss dell’ East End, Sugar Goodson (Stephen Graham). “Benefattore” di zona e pugile imbattuto sul ring del suo stesso pub, Sugar vede in Hezekiah una minaccia al suo status e la voglia di distruggerlo diventa presto un’ossessione.
Storia vecchia, soggettiva nuova
Se si parla di concept, niente di nuovo sul fronte occidentale. Storie di gente affamata di riscatto, ma soprattutto di pane, che fa i conti con realtà sociali svantaggiate e discriminatorie.
Se poi si ambienta il tutto nella Londra di fine ‘800 e ci si butta in mezzo qualche orfano hai lo speciale Natalizio su Dickens in onda sulla BBC.
E dunque cosa aggiunge Steven Knight a questo porridge riscaldato di povertà, emarginazione e criminalità? La novità della serie è fornirci protagonisti finora poco esplorati. Quanti drammi in costume abbiamo visto, con il focus su donne criminali e stranieri alla ribalta?
Knight ha scritto una versione femminile e femminista dei Peaky Blinders?
Donne “famose”, nella storia del crimine, sono state poche e di loro poco si è scritto. Tolta Bonnie, che citata senza il suo Clyde potrebbe essere chiunque, e qualche Signora della droga, la narrativa popolare a disposizione è scarsa.
Mary Carr si muove indipendente in una cerchia di uomini. Determinata, intelligente, consapevole del suo fascino ma emotivamente fredda e disinteressata agli affari di cuore. Un personaggio all’apparenza monodimensionale, scritto apposta per fatturare col femminismo didascalico e furbetto tanto caro alle nuove policy dello showbiz.
Mary è però una persona realmente esistita. Il suo ruolo è ovviamente romanzato, ma tratto da eventi storici di quasi un secolo e mezzo fa. Questo, in un certo senso, la scagiona dai suoi cliché di bossy lady. Nella Londra post Jack the Ripper, la riluttanza nell’ accettare le proprie fragilità, direi che possiamo avallarla come coerente.
Per quanto riguarda una sottointesa operazione di gender swap, parlando di una donna che si dà al crimine quasi in maniera votiva e lo affronta come fosse una carriera…il paragone con il capo della gang pìù famosa di Birmingham arriva spontaneo. Del resto anche lui è figlio della penna di Knight e pur condividendone alcune caratteristiche che l’hanno reso iconico, Mary semplicemente non può essere un Tommy Shelby nel mondo che abita.
L’ambizione che muove entrambi i protagonisti, nel caso di Mary non è tanto voglia di cambiare status, quanto di fuggire da quello attuale. La fame di “potere” si mischia alla fame che morde lo stomaco e per quanto un lato sensibile venga suggerito nel corso di questa prima stagione, questo lato non potrà mai esprimersi pienamente come è stato possibile per Tommy: un personaggio le cui sfaccettature, rese magistralmente da Cillian Murphy, hanno consacrato la serie stessa.
Mary Carr, fisicamente, sarà sempre in svantaggio in un mondo violento e dominato da uomini violenti. Il distacco di fronte sofferenza, l’ostentata spietatezza e tutto cio che un carattere fermo può incutere negli altri, è l’unica arma che possiede contro chi vorrebbe sopraffarla.
A Thousand Blows è la serie per voi?
Se amate i drammi in costume, il true crime e l’accento brittanico, sicuramente A thousand Blows non vi lascerà delusi. Se invece siete alla ricerca di un prodotto trascendentale e dalla scrittora filosofica, potreste trovarlo un pochino meno interessante. prolisso, ma che lascia poco spazio a suggestioni e interpretazioni.
Una serie mossa dal dialogo più che dell’azione, parla di pugilato ma gli scazzottamenti effettivi sono decisamente pochi. L’azione rimane sullo sfondo e a muoversi sono le intenzioni macchinose dei personaggi che tuttavia risultano didascalici e lineari.
Considerazioni finali
È una serie bella, ma non brillante. Siamo ancora alla prima stagione, ma già il confronto con Peaky Blinders le lascia poco vantaggio, nonostante il cambio di prospettiva.
La recitazione è di livello e scenografie e costumi portano a casa il risultato anche quando la trama perde ritmo.
Tuttavia il prodotto deve ancora decollare e non è detto che non lo farà, ma è uno show esteticamente molto di genere che affronta personaggi e dinamiche poco reletable.
La scrittura risulta poco brillante, ma efficace. L’atmosfera e il contesto storico intrattengono senza far pesare qualche sbalzo nel ritmo della trama.
Suggerisco comunque di darle un’occasione, anche solo come diversivo, mentre aspettate l’uscita del film sui Peaky Blinders.
2 Comments
Comments are closed.