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We Live in Time

We Live In Time – Tutto il tempo che abbiamo, la recensione

Dopo numerose posticipazioni, è finalmente uscito nelle sale italiane l’attesissimo We Live in Time – Tutto il tempo che abbiamo. La commedia sentimentale e drammatica diretta da John Crowley, era stata presentata allo scorso Toronto International Film Festival e, con la sua trama ricca di sfumature emotive e un cast straordinario, ha conquistato pubblico e critica.

Attraverso un racconto non lineare, fatto di salti temporali e sequenze che si alternano tra passato e futuro, il film pone al centro della storia due protagonisti, Tobias Durand (Andrew Garfield) e Almut Brühl (Florence Pugh), una affiatata coppia che prova a navigare tra le sfide che la vita pone loro davanti.

We Live in Time, la trama

La storia inizia con un incontro fortuito e stravagante. Tobias, rappresentante della Weetabix e neo divorziato, viene investito da Almut, giovane chef in ascesa.

Tra i due nasce immediatamente un sentimento forte e, superate le prime incomprensioni dovute alle scelte di vita relative al desiderio di avere dei figli, il loro legame si rafforza sempre di più.

Dopo essersi trasferiti insieme, arriva la diagnosi. Almut scopre di avere un cancro alle ovaie e deve prendere una decisione difficile: operarsi, con il rischio di perdere la possibilità di avere figli, oppure scegliere di salvare una delle due ovaie ma con il rischio che la malattia possa ripresentarsi in futuro.

Nonostante lei non abbia mai avuto il desiderio di diventare madre, l’amore che sente per Tobias la porta a rivalutare le sue scelte di vita.

Così, Almut riesce a superare la malattia e, dopo un difficile periodo di concepimento, rimane incinta. La notte di capodanno da alla luce Ella, nel bagno di una stazione si servizio.

La loro vita coniugale e professionale sembra proseguire per il meglio quando, tre anni più tardi, la malattia torna a bussare alla porta.

Questa volta però, la situazione è molto più complessa e Almut viene messa, di nuovo, davanti ad una scelta dolorosa: provare a salvarsi, sottoponendosi a duri cicli di chemioterapia e ad un’ulteriore operazione, oppure cercare di vivere appieno gli ultimi mesi che le rimangono. 

We Live in Time, un equilibrio tra dramma e leggerezza

La regia di John Crowley insieme alla sceneggiatura, scritta dal drammaturgo Nick Payne, è un esempio di equilibrio tra il dramma e la leggerezza, senza mai cadere nel facile sentimentalismo.

La pellicola non si limita a raccontare una storia di malattia e sofferenza, ma riesce a dare spazio anche ai momenti di ironia che emergono proprio nelle situazioni più difficili. 

La malattia della donna non si pone come elemento di sorpresa all’interno della storia e lo spettatore intuisce già dai primi momenti quale sarà il suo destino.

Infatti l’intento del film, riuscito in pieno, è quello di presentarci una storia il più realistica possibile e di farci riflettere sull’importanza che ha il momento presente, anche di fronte alla possibilità concreta della morte.

La struttura narrativa non lineare, permette così di esplorare le sfumature delle loro emozioni. Grazie all’alternanza delle sequenze ambientate nel passato e nel presente, si crea il giusto contrasto tra i momenti più belli della loro storia e quelli legati alla sofferenza della malattia.

Anche la sceneggiatura non scivola mai nel melodramma scontato. I dialoghi non sono mai forzati ma veri e incisivi e riescono a toccare in maniera realistica temi molto complessi come il desiderio di avere figli, la paura della morte e la ricerca del difficile equilibrio tra il vivere una vita piena e il compiere scelte dolorose.

We Live in Time

We Live in Time, le interpretazioni di Garfield e Pugh

Il vero cuore del film sono i due protagonisti e la forte chimica che sono riusciti a restituire Andrew Garfield e Florence Pugh grazie alle loro performance.

La loro sinergia emotiva e il modo in cui interagiscono sullo schermo rendono We Live in Time una storia d’amore profonda e veritiera.

Garfield, nei panni di Tobias, porta sullo schermo una vulnerabilità dolce ma forte, presentandoci un personaggio che si ritrova a dover adattarsi ad una vita che non aveva previsto, ma che affronta con il coraggio di chi è disposto a tutto per la persona che ama.

Dal canto suo, Pugh brilla nel ruolo di Almut, una donna che, pur lottando contro le sue paure e la malattia, riesce a mantenere una determinazione straordinaria e una personalità sfaccettata.

Supera il chlicé della “donna, mamma, guerriera”, rendendo il personaggio autentico sia nella forza con cui affronta la situazione  sia nei momenti più drammatici.

Conclusioni

We Live in Time si rivela un’opera cinematografia all’altezza delle aspettative. Potente ed emozionante, affronta con delicatezza e profondità temi universali come l’amore, la malattia e il lutto. 

La regia e la sceneggiatura riescono nell’intento di emozionare lo spettatore, portando il pubblico a riflettere sulla precarietà della vita e sull’importanza di vivere al meglio il presente. 

Andate al cinema a vederlo ma, mi raccomando, non scordate di portare con voi un pacchetto di fazzoletti. 

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema

 

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