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Dietro la sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico

Dietro la sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico

Per la nostra rubrica settimanale, oggi parliamo di Suso Cecchi D’Amico, una delle sceneggiatrici più influenti del cinema italiano.

Nata Giovanna Cecchi, assunse il nome Suso e crebbe in una famiglia di artisti: il padre Emilio era un noto anglista e critico letterario, mentre la madre, Leonetta Pieraccini, era una pittrice. Il doppio cognome deriva dal marito Fedele D’Amico, figlio del celebre critico teatrale Silvio D’Amico.

Iniziò la sua carriera come traduttrice di testi inglesi, lavorando anche con il padre su opere di Shakespeare, tra cui Otello e Le allegre comari di Windsor. Il passaggio al cinema avvenne quando Renato Castellani la coinvolse nella scrittura della sceneggiatura di Avatar (mai realizzato), insieme ad Alberto Moravia ed Ennio Flaiano, tratto da un racconto di Théophile Gautier.

Il lavoro nel cinema

Il vero esordio fu con due film di Luigi Zampa: Vivere in pace e L’onorevole Angelina (entrambi del 1947). Quest’ultimo, interpretato da Anna Magnani, segnò anche l’inizio di una profonda amicizia tra le due. Per Vivere in pace, Suso vinse il Nastro d’argento per il miglior soggetto.

Da quel momento iniziò a collaborare con i più importanti registi e sceneggiatori italiani. Con Cesare Zavattini firmò la sceneggiatura di Ladri di biciclette (1948) – sua fu la scelta del finale – e Miracolo a Milano (1951). Partecipò alla scrittura de I soliti ignoti (1958) insieme ad Age, Scarpelli e Monicelli, con cui continuerà a lavorare in altri progetti. Scrisse anche per Michelangelo Antonioni I vinti (1951), La signora senza camelie (1952), Le amiche (1955) e per Francesco Rosi La sfida (1957) , Salvatore Giuliano (1962).

Dietro la sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico

La sceneggiatrice di Visconti

Il sodalizio più duraturo e significativo fu però con Luchino Visconti, al punto da meritarsi il soprannome di “la sceneggiatrice di Visconti”. Il primo progetto insieme, La carrozza del Santissimo Sacramento, fu abbandonato per disaccordi produttivi. Il loro primo film realizzato fu Bellissima (1951), con Anna Magnani e Walter Chiari. In seguito collaborò a capolavori come Rocco e i suoi fratelli (1960) e Il Gattopardo (1963), partecipando alla scrittura con altri autori. Rimase vicina al regista anche dopo l’ictus che lo rese invalido fino alla sua morte.

La visione di Suso Cecchi D’Amico

Per Suso Cecchi D’Amico, la sceneggiatura non era solo un passaggio tecnico, ma un momento fondamentale di costruzione della verità narrativa. Credeva in un cinema profondamente umano, dove i personaggi, anche i più marginali, avessero spessore psicologico e coerenza emotiva. Il suo lavoro si distingueva per l’ascolto attento del regista, ma anche per la capacità di mantenere una propria visione autoriale, contribuendo a equilibrare l’estetica visiva con la profondità del racconto. La sua scrittura univa precisione, misura e ironia, sempre al servizio della storia e dei suoi protagonisti.

Suso Cecchi D’Amico ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema italiano, contribuendo a scrivere alcune delle sue pagine più alte. La sua intelligenza discreta, la sensibilità letteraria e la capacità di lavorare in squadra l’hanno resa una figura fondamentale, capace di coniugare cultura e creatività con straordinaria naturalezza. Ancora oggi, il suo stile e la sua voce risuonano nei film che ha contribuito a realizzare.

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