Re per una notte

Scorsese racconta Scorsese: Re per una notte

Re per una notte è il primo vero film che inizia gli anni ’80 di Scorsese, periodo costellato da controversie ed inusuali scelte coraggiose.

Dopo aver diretto Toro scatenato, nonostante l’incredibile successo ottenuto, Martin Scorsese non è così sicuro di voler proseguire la sua carriera da regista, o almeno, quella da regista di film narrativi. Con l’idea di volersi dedicare unicamente a documentari, per arrivare a trovare una pace interiore – ed anche fisica – pensa comunque a realizzare un ultimo progetto: L’ultima tentazione di Cristo, con Robert De Niro nel ruolo di Gesù.

De Niro insiste affinchè il regista non smetta e che soprattutto tornino a collaborare. Scartata l’idea di un film su Cristo – che il regista realizzerà sei anni dopo con Willem Dafoe come Messia – i due decidono di voler realizzare una commedia, su spinta di De Niro stesso che, infatti, acquista poi i diritti di una sceneggiatura, ancora non realizzata, del critico cinematografico Paul D. Zimmerman. Il nome? King of comedy.

La salute cagionevole

Come già detto, Martin Scorsese arriva alla fine degli anni ’70 con una salute ben più che cagionevole. Nonostante fosse riuscito a mettere un freno alla sua dipendenza da cocaina – ma non uno stop definitvo – il regista veniva da un periodo di enorme tensione e stress, causato da un’altra dipendenza: quella da cinema. Veniva da tre film girati consecutivamente e che lo impegnarono con schede di lavoro estremamente intense.

Inoltre, anche la sua vita sentimentale continuava a traballare. Dopo aver sposato Isabella Rossellini nel 1979, i due divorziano proprio nel 1982. Sicuramente questo contribuì ancora di più al deteriorarsi delle sue condizioni fisiche e psicologiche. Tutto ciò portò il regista ad essere nuovamente ospedalizzato, in due diverse occasioni, per esaurimento nervoso e un altra per una polmonite.

Re per una notte

Nonostante tutto, il regista riesce a girare nel 1982 Re per una notte, presentato in concorso al Festival di Cannes 1983. Il film segue Rupert Pupkin – Robert De Niro clamoroso – un solitario comico fallito che vive con la madre e sogna ad occhi aperti il successo. L’idealista ed ingenuo fantasticante è un fan accanito di Jerry LangfordJerry Lewis – conduttore del programma The King of Comedy e comico con una carriera trentennale.

Pupkin è completamente ossessionato da Jerry, soprattutto dopo essere riuscito ad incontrarlo. Sempre muovendosi tra quello che sembra un sogno lucido ed una realtà crudele, l’uomo deciderà di svillupare un malvagio piano così da permettergli di trovare il successo che tanto merita, proprio sul programma del suo comico preferito.

Re per una notte

Una commedia cupa

La pellicola segna il passaggio da un tipo di cinema più espressionista ad uno più surrealista. Non si sa mai cosa stia succedendo, se sia reale o meno. Questa caratteristica è avallata anche dal cambio di cifra registica: ora, ci sono scene lunghe con la camera statica, ferma. Scorsese, che realizza la sua prima commedia cupa – seppur ai limiti dell’esserlo – riesce a catturare pietosamente la verità patetica che il protagonista costruisce attorno a lui.

Ancora più incredibile è la prova di De Niro e la sua preparazione: pare che l’attore abbia contattato i suoi stalker personali ed i suoi fan più spaventosamente ossessionati per intervistarli. In più, oltre all’ossessiva intenzione di Scorsese nel girare decine e decine di volte, De Niro stesso aiutò ad allungare il materiale iniziale, improvvisando tantissimo – come il monologo nella villa – riuscendo anche a trascinare Jerry Lewis con sè.

Cult tra i fischi

Il film fu un fiasco incredibile, tanto da portare Scorsese a girare il suo film successivo – l’altrettanto cult Fuori orario – attraverso una produzione indipendente. Con il passare del tempo, la pellicola è stata rivalutata e si è trasformato in un’opera incredibilmente influente – pensare al Joker di Todd Phillips e Foxcatcher di Bennett Miller – al contrario del pessimo processo d’invecchiamento subito da gran parte del cinema anni ’80.

Questo è solo il primo dei film del regista ad essere così sottovalutato, cosa che si ripeterà per i suoi successivi lavori. Ma nonostante il fallimento, la salute e le critiche, Scorsese continua ad alzare l’asticella. E, proprio quando potrebbe facilmente adagiarsi sulle sue vittorie, lui continua ad osare, sfidando tutti. Better to be a king for a night, than a schmuck for a lifetime. Meglio re per una notte, che buffone per sempre.