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Scorsese racconta Scorsese: Toro scatenato
Nel momento peggiore della sua vita, Scorsese viene salvato da un amico e dalla settima arte, portandolo all’ennesimo capolavoro: Toro scatenato.
Per il settimo numero di Scorsese racconta Scorsese, oggi vediamo il periodo di fine anni ’70 ed inizio ’80, periodo in cui il mondo e la società cambiano radicalmente, quanto succede al mondo del cinema ed al modo di fare i film. Analogamente, Martin Scorsese cambia drasticamente la direzione privata e professionale della sua vita.
Da questo momento in poi, il talento del regista italoamericano non verrà mai più messo in discussione, ed i flop subiti durante questi anni non si ripeteranno mai più, per tutto il resto della sua lunga e prospera carriera. Tocca un’altro apice, l’ennesimo capolavoro: nel 1980, esce nei cinema Toro scatenato, ed i film sullo sport cambiarono per sempre.
Fuori dal limbo
Dopo il fallimento del suo film New York New York e della relazione con Liza Minelli, Scorsese si trova al punto più basso della sua vita e della carriera. Completamente ingabbiato dalla dipendenza da cocaina, il regista intravede della luca. L’amico fraterno Robert De Niro tenta di salvarlo e gli propone di realizzare un’adattamento del libro
Intanto, Scorsese si sposa nuovamente, questa volta con l’attrice Isabella Rossellini, matrimonio che finirà nel 1982. Ma la nuova relazione e questo nuovo film lo stimolano moltissimo, come anche la sua convizione che il film che sta realizzando non ha vie di mezzo e che deve metterci tutto il cuore e l’anima perchè, probabilmente, per lui sarà l’ultimo film, o almeno così pensava il regista.
Toro scatenato
La storia di Jake LaMotta è stata movimentata sin dalla giovane età, scosso dall’estrema povertà e le cattiverie del padre, che fecero di lui in età adulta un uomo burbero, scontroso ed estremamente paranoico. E la sua ambizione nella boxe fu inversamente proporzionale al successo in famiglia, causandogli gravi problemi a casa e ripercuotendosi sullo sport, trasformandolo da campione mondiale ad un uomo che non ha più niente, se non i rimorsi.
De Niro interpreta LaMotta, ruolo per il quale è ingrassato ben 30 chili – uno dei primi casi di attore metodista anche sul fisico – e si è allenato duramente con Franco Columbu, riuscendo anche a fare qualche match ufficiale di pugilato. Alla prima collaborazione con l’attore e con il regista, appare Joe Pesci nel ruolo di Joey, fratello e manager di LaMotta.

Bianco e nero
Squadra che vince non si cambia. Thelma Schoonmaker al montaggio, Mardik Martin e Paul Schrader alla sceneggiatura – con intervento anche di De Niro e Scorsese – e Michael Chapman alla fotografia. Quest’ultimo, con il regista, decise di girare in bianco e nero, cercando di restituire alle vicende un senso di autenticità storico-temporale. Ed in più, questo fu fondamentale per elevare questo film al suo “rivale”, uscito quattro anni prima: Rocky.
Un’altra caratteristica peculiare sono le riprese degli scontri: Scorsese non apprezzava il modo tradizionale di girare con un’angolo che rispecchiasse il punto di vista dello spettatore e, così, decise di girare tutto da dentro il ring, esprimendo con estrema eleganza e realismo la violenza e la crudeltà della boxe. Questo fattore, insieme alla lunga ed ossessiva durata della post-produzione, portarono a scontri con i produttori, che intanto erano impegnati ad evitare il crollo finanziario dovuto all’enorme flop de I cancelli del cielo.
Prima ero cieco ed adesso vedo
Da qui in poi, ogni film del regista mostrava il logo A Martin Scorsese picture sul materiale commerciale e, nonostante gli incassi furono poco più che moderati, l’opera salvò la carriera di Scorsese. La critica presentava il film come il migliore sullo sport mai realizzato e paragonavano la performance di De Niro a quelle del giovane Brando. Scorsese era di nuovo sulla vetta del successo e, la sua vita, in qualche modo, continuava ad alternarsi con il cinema.
L’arte riflette la vita, e viceversa, in un circolo vizioso infinito, in cui il principio ed il termine coincidono più spesso di quanto non si pensi. Il 26 maggio 1980, durante le riprese del film, muore Haig P. Manoogian, professore della New York University che Scorsese aveva frequentato e che, ancora più importante, aveva finanziato con dei prestiti i suoi primi cortometraggi e lo aveva spronato a diventare quello che poi sarà: il più grande regista di sempre.
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