Stanley Kubrick

Stanley Kubrick, il genio del genere

Stanley Kubrick è stato uno dei più grandi artisti di sempre, se non forse il più grande in assoluto, e la sua imponenza ha battuto il tempo e la storia.

“Kubrick? Posso essere sincero? Io considero Kubrick un incapace! Lo considero il classico esempio di instabilità artistica, abbia pazienza! È uno che affrontava un genere, falliva e passava a un altro genere. Come lo vogliamo chiamare? Eh? Poi, anni e anni da un film a un altro. Anni e anni di che cosa, eh? Di profondo imbarazzo per il film precedente, abbia pazienza!”

Così Stanis LaRochelle, alias Pietro Sermonti in Boris, parlava del più grande regista e visionario della storia del cinema. Ma, anche se noi oggi abbiamo una determinata visione di Stanley Kubrick, non è sempre stato così. Flop commerciali, critiche polarizzanti, snobbato dai premi, incostanza artistica, controversie sui set e un caratteraccio. Negli scorsi giorni è riuscito nelle sale Barry Lyndon, e allora ci fa pensare: Stanley Kubrick era davvero un genio?

Stanley Kubrick

Nato e cresciuto da una famiglia medio-borghese di Manhattan, New York, Stanley Kubrick ha mosso i suoi primi passi in mondi affini a quelli del cinema attraverso la fotografia e la tecnica dietro ad essa. Poi, ha scoperto la musica classica ed il jazz, poi la letteratura mitologica greca, poi ancora il pensiero filosofico di Friedrich Nietzsche, finendo per innamorarsi della settima arte.

Tra il 1949 ed il 1951, Stanley Kubrick realizza due cortometraggi documentario: Day of the Fight e Flying Padre. Il primo autofinanziato, il secondo prodotto dalla RKO. Il primo su un pugile, il secondo su un prete del New Mexico. Entrambi molto distanti tra di loro, ma accomunati da quella che sarà la linea del regista per il resto della sua vita: la ricerca di novità originale ed autoriale, prendendo la distanza dai canoni classici di Hollywood.

Stanley Kubrick

La guerra

Sicuramente la cosa più vicina a lui e a quelli del suo periodo era il sentimento di rivalutazione critica, e non solo d’exploitation, della guerra. Il suo primo lungo, Paura e desiderio, mette in scena l’umanità di soldati che temono costantemente dei nemici che non si vedono mai. Con Orizzonti di gloria ci mostra come i nemici siano in mezzo a noi piuttosto che dall’altra parte, con Full Metal Jacket ci mostra come il nemico sia costruito da dentro di noi.

In tal senso, la vera opus magnum guerraiola di Kubrick è il bizzarro incrocio tra una commedia nera con toni slapstick ed una grottesca e violenta farsa fantascientifica: Il dottor Stranamore, ovvero, come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba. Un film che nel 1964 si incastrava alla perfezione nel periodo dopo alla massima crisi e paranoia nucleare, ma che se uscisse oggi, sarebbe forse anche più perfetto.

L’orrore

Potremmo dire che, a diversi livelli e su svariati piani, quasi ogni film del maestro funziona come una rappresentazione orrorifica dell’umanità e dei rapporti umani. Dal già citato Paura e desiderio e nel successivo noir Il bacio dell’assassino, l’idea di sfiducia nel prossimo è ciò che terrorizza Kubrick. Tanto quanto l’idea di fiducia che il sistema plasma e modifica a suo piacimento, come invece affronta nel capolavoro Arancia meccanica.

La prima ed unica pellicola dichiaratamente horror, seppur lavora realmente come un thriller psicologico, arriva solamente nel 1980. The Shining, tratto dall’orrendo romanzo omonimo di Stephen King. Un film che riesce ad essere un’esaltante e preoccupante metafora dell’ascesa degli Stati Uniti sul suolo condiviso dell’America, ma anche una riflessione personale sullo stress della società post-moderna.

La fantascienza

Stanley Kubrick è sempre riuscito a trasportare avanti di decenni qualsiasi concetto mai pensato e senza neanche il bisogno di abbracciare dichiaratamente il genere. In Arancia meccanica crea un mondo perfettamente sulla folle linea del nostro, ne Il dottor Stranamore lo distrugge con la stessa lucida follia, ma tutto cambia nel 1968.

2001: Odissea nello spazio, oltre ad essere il film di fantascienza più grandioso di sempre, è un manifesto. Il lascito di un’umanità superata, seppur in costante evoluzione. Un film che è valso a Kubrick addirittura la vicinanza alle teorie sul falso allunaggio, che lo vedrebbero coinvolte come regista. Un’avventura epica che, per farci comprendere davvero il significato della vita, ci porta ai confini della realtà e sull’orlo della morte.