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Trainspotting, la recensione su Almanacco Cinema

Trainspotting: 30 anni di un capolavoro

Nel 2026 trentennale di Trainspotting, capolavoro senza tempo ispirato al romanzo di Welsh e manifesto disperato di una gioventù in preda a deliri e dipendenze.

Trent’anni fa Danny Boyle (28 giorni dopo) metteva in scena la straziante storia di un gruppo di giovani sbandati in balia di loro stessi e della droga. Un vuoto esistenziale cieco e spietato che ha segnato un’epoca, e che ancora oggi sembra molto attuale.

Essendo Trainspotting un’opera nata su carta, nessuno come Irvine Welsh poteva descrivere meglio il mondo del sottoproletariato scozzese, dedito agli eccessi, alle dipendenze estreme e alla completa assenza di luci e colori, mondo che lui stesso ha più volte affermato di essere appartenuto.

Un’interpretazione unica di Ewan McGregor, nel suo secondo lavoro con Boyle dopo Piccoli omicidi tra amici del 1994, e che si prende per la prima volta la scena internazionale non senza merito. Un Cult nel più puro senso della parola, con ogni personaggio scandito perfettamente in ambito sia fisico che psicologico.

Trainspotting, la trama

La storia narra la vita di cinque giovani di Edimburgo, in particolare di Mark Renton (Ewan McGregor), e dei suoi compagni Sick Boy, Francis Begbie, Spud eTommyMark tenta invano più volte di abbandonare la sua dipendenza anche con l’aiuto dei genitori, ma con scarsi risultati. Successivamente incontrerà Diane, una ragazza minorenne. Decide di mettersi il passato alle spalle ripulendosi dalla Droga ma presto tornerà a fare i conti con i suoi fantasmi grazie alla ricomparsa di Begbie e Sick Boy.

Riconoscimenti e soundtrack

Danny Boyle vince l’EFEBO D’Oro come miglior opera Cinematografica tratta da un’opera letteraria, oltre alla Nomination agli Oscar come Miglior Sceneggiatura non Originale a John Hodge e alla vittoria della stessa al Premio BAFTA, l’equivalente Britannica del Premio Oscar. Come detto in precedenza la pellicola da in pasto al grande pubblico il talento di Ewan McGregor alla sua seconda pellicola sempre con Boyle, ma nel film troviamo anche un’interpretazione magistrale di Robert Carlyle nei panni del folle e irruento Francis Begbie.

Nella pellicola troviamo anche un cameo dell’autore del romanzo Irvine Welsh nei panni di uno spacciatore. Il soundtrack è decisamente iconico; infatti possiamo trovare in scende salienti tracce di Lou Reed e Iggy Pop, ma la vera gemma che porta la bandiera della pellicola è Born Slippy degli Underworld; diventata a tutti gli effetti una cult per i nostalgici dell’epoca e portavoce di una generazione si alienata e sbandata, ma allo stesso tempo piena di vita. Nel film si cercò di coinvolgere anche gli Oasis, ma Noel Gallagher rifiutò.

Trainspotting, la recensione

Trainspotting possiamo tranquillamente collocarlo tra i cult più influenti e iconici degli anni Novanta, ma quello che lo estrae dal calderone delle altre pellicole di quegli anni è la sua capacità di creare disagio e un grande capacità di affezionarsi ai personaggi.

Per il protagonista proviamo simpatia, ansia, pena, angoscia e per buoni tratti di film un gran bene, seguendolo nei suoi gesti estremi con i pugni stretti da una parte sperando che quelle scene finiscano il prima possibile e dall’altra tifando per lui sperando che ce la faccia.

Tutto il film è una giostra estrema di emozioni limpide, viscerali, che ci tengono incollati allo schermo credendo ad ogni scena che non ci sia abisso più profondo, smentiti puntualmente nella scena successiva. L’eroina colma il vuoto di una gioventù ormai assuefatta dalla noia e dalla mancanza di valori, cercando di fuggire invano da loro stessi tornando puntualmente al punto di partenza.

Una gioventù malata vittima di un vuoto d’animo imposto da una società che costruisce sempre più muri e meno alternative, esaltando la disperazione e la strada a senso unico evidenziando la più totale mancanza di resilienza e voglia di combattere. I film non sono mai educativi o diseducativi, non è la settima arte che deve temprare l’intelletto e lo spirito delle generazioni, ma sicuramente siamo distanti dall’impatto didattico de I ragazzi dello Zoo di Berlino.

In conclusione

Trainspotting è un film che ti sbatte in faccia in modo crudo la realtà del quotidiano di una parte di generazione ormai avvilita e rassegnata. Non ci sono giri di parole, non esistono sotterfugi o salvacondotti.

Un film decisamente non ottimista, che dipinge un mondo senza colori. Non esiste rinascita, non esiste catarsi, il buono non salva mai il cattivo, forse perché il cattivo non c’è o magari non è in carne e ossa; in questo caso il è il parassita dell’animo umano che spinge l’individuo verso il fondo, facendoglielo toccare e raschiare. Un capolavoro di Scrittura e Regia perfettamente aderente alla fedeltà che ha suscitato nei suoi seguaci.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★