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Adolescence, la recensione della serie fenomeno su Netflix
Adolescence è un viaggio psicologico nella società attuale. Una miniserie crime dove un ragazzo di soli tredici anni viene condannato per omicidio.
Presentato sulla piattaforma Netflix il 13 Marzo 2025, è già in cima alle classifiche. Creata da Jack Thorne e Stephan Graham (presente anche nella serie), è divisa in quattro episodi.
Adolescence, la trama
Jamie Miller (Owen Cooper) è solo un ragazzino di tredici anni, quando la polizia lo arresta per l’omicidio della sua coetanea Katie Leonard. I genitori e la sorella, rimangono scioccati dalla vicenda e dopo una prima giornata di interrogatori, Jamie passa il resto dei giorni in riformatorio.
Jamie continuerà a dichiararsi innocente, anche se un video attesta la sua colpa. Nel mentre la polizia cerca ancora l’arma del delitto, un coltello, e il movente dell’omicidio. Lui appare come un ragazzo timido e impaurito, ma colloqui continui con una psicologa, mostrano la sua vera natura.
I genitori cercano di mantenere la tranquillità, ma da quel giorno è cambiato tutto e inizieranno a fare i conti con una società che li giudica.
Adolescence: storia vera o finzione?
In molti pensano che la trama sia tratta da una storia vera, ma non è così. I registi si sono basati su fatti reali che hanno coinvolto l’Inghilterra e il Galles negli ultimi dieci anni. Secondo una statistica del periodico People, crimini simili sono per il 17,3% effettuati da ragazzi tra i 10 e i 17 anni.
Graham spiega che la seria punta ad avvertire i genitori sui propri figli. La figura del genitore è rappresentata in un ottica molto importante e influente nella vita del figlio. In particolare modo ci si concentra sul padre di Jamie, Eddie Miller (Stephan Graham) e dell’essere maschile.
Vengono trattati argomenti importanti come il bullismo (cyber e non), i primi approcci alla sessualità e argomenti come la manosfera e l’Incel.
La manosfera rappresenta tutti quegli spazi online dove prevale la supremazia maschile e ci si oppone al femminismo. Incel, invece, deriva dal termine involuntary celibate (celibe involontario) ed è l’atto di supremazia maschile a seguito di un rifiuto di un rapporto sessuale.
Un one shot tutto d’un fiato
Una chicca artistica della serie riguarda il piano sequenza. Tutti e quattro gli episodi sono stati girati in one shot, non ci sono tagli e il tutto è girato di seguito. È una scelta non solo visivamente più continua, ma che permette di immergersi ancora di più nella trama.
Il cast di Adolescence ha creato una vera e propria coreografia per non ritrovarsi davanti all’inquadratura. Per riuscire ad effettuare al meglio il loro lavoro, molti addetti hanno dovuto interpretare dei ruoli come comparse.
Il tutto è stato gestito dal regista Philip Barantini, che aveva già sperimentato il one shot con il suo lungometraggio Boiling Point uscito nel 2021.

Adolescence, il cast
I registi hanno usato “metodi tradizionali” per la scelta del protagonista. La ricerca comprendeva scuole di teatro, club e chiamate di risposta a dei volantini.
È con questa serie che Owen Cooper (Jamie), classe 2009, fa il suo esordio. Il successo è già palpabile e il suo prossimo lavoro sarà al cinema con Cime tempestose, diretto da Emerald Fennell.
Stephan Graham (padre di Jamie) continua a conquistare successi con la sua incredibile interpretazione. Il prossimo suo lavoro è con la star di The Bear, Jeremy Allen White (per altre informazioni qui). I due parteciperanno alla biografia del cantante Bruce Springsteen, Deliver Me From Nowhere, dove Graham interpreta il padre del Boss Douglas “Dutch” Springsteen.
Un’altro talento di successo è Erin Doherty (la psicologa), acclamata nella serie The Crown, dove interpretava la principessa Anne.
In conclusione
Adolescence è un avvertimento bello e buono. È un’insieme di emozioni. Fragile ma allo stesso tempo forte e coraggiosa.
Il coinvolgimento, aiutato anche dal one shot, è inevitabile. Tiene incollati allo schermo per tutti e quattro gli episodi di fila, senza pause. Un’opera da vedere assolutamente.

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