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The Bear 5, ovvero, come (quasi) rovinare una serie

The Bear ha appena chiuso i battenti dopo una particolare quinta e finale stagione, che ci porta ad una retrospettiva dolceamara sulla straordinaria serie.

Come tutti sappiamo, la linea di demarcazione tra quello che rientra nel mondo del cinema e tutto quello che riguarda la serialità televisiva sembra essere orami completamente assottigliata, per non dire totalmente scomparsa. Nonostante le differenza siano abissali e, soprattutto, la modalità di fruizione e di distribuzione non siano neanche simili, bisogna effettivamente tenere conto di alcune considerazioni su alcune serie.

Il 26 giugno è uscita sulla ripugnante Disney+ la quinta e finale stagione dell’amata serie tv The Bear. Anticipato dall’uscita il 5 maggio dell’episodio speciale dal titolo Gary, il finale di serie di The Bear ci fa ripensare a tutto ciò che è stato piuttosto che a tutto ciò che potrebbe essere o che sarà. Ad ogni modo, The Bear è finita e, prima di parlare del finale vero e proprio, riguardiamola dal suo inizio.

The Bear

The Bear inizia in sordina come una semplice ma speciale storia di una scombussolata brigata di cucina. Christopher Storer, creatore e showrunner della serie, confenziona una perla dopo l’altra che mischia saccente e stuzzicante comicità con un brillante ed oscuro dramma a tinte thriller quasi. Un perfetto e veloce ritratto a fuoco lento del mondo delle cucine che estende l’immaginario di pellicole com Big Night e Boiling Point.

Se la prima stagione ci introduce ad un fatato quanto spietato mondo asettico ma pieno di emozioni che ci arrivano sparate, la seconda tenta di invertire le carte, rischiando tutto. I personaggi principali cambiano radicalmente, riuscendo a mantenere intatta la propria anima. Le proporzioni delle vicende si innalzano sempre di più. La famiglia Berzatto prende le sue forme definitive. Fishes è l’apice assoluto. Il finale di stagione è perfetto, in tutto e per tutto.

Ogni secondo conta

Difficile superarsi, impossibile fermarsi. La terza stagione parte nel migliore dei modi con uno dei suoi migliori episodi, Tomorrow. Il classico stile di montaggio e il registro del racconto assumono le sembianze della perfezione tecnica, punti fondamentali nonchè due delle principali criticità all’ultima stagione. Ma, per quanto tutto questo sia vero ed alcuni personaggi completano un arco magnifico – come Tina – il resto della scrittura sembra abbassarsi di tono, lentamente.

La quarta stagione sembrava l’opportunità ideale per riuscire a chiudere tutto, già impacchettato e pronto. Il connubio tra caos e pace era raggiunto e non necessitava di nient’altro se non di una spinta finale. E questa spinta è arrivata, i nodi si sono chiusi e le vie dei personaggi sono confluite in un unico canale, ovvero, il ristorante. Evidentemente, questo non bastava. The Bear approda alla stagione successiva che ha già raccontato tutto ed ha perso la sua imprevedibilità.

The Bear

Un ultimo servizio

Gary è forse l’ultimo vero spiraglio della serie che abbiamo imparato a conoscere ed amare nel breve corso di questi frenetici anni post-pandemia. Ebon Moss-Bachrach e Jon Bernthal scrivono ed interpretano praticamente una piccola piece teatrale sullo studio dei personaggi di Richie e Mikey. Lo sceneggiatura è svezzata, lo stile è sporco, la recitazione è vera. L’ultimo ricordo di Mikey coincide con l’ultima memoria di The Bear.

E poi, la quinta stagione. Parliamo della quinta stagione. Cinque stagioni in quattro anni già sono un risultato allucinante, soprattutto in corrispondenza dei tempi moderni. Ma, se già il passaggio dalle prime due stagioni a quelle successive sia stato alquanto importante, l’operazione svolta con l’ultimissima stagione è risultato bizzarro, se non addirittura sbagliato. Anzi, totalmente sbagliato.

Mangia, baby!

Con la premessa di ambientare tutti gli otto episodi finali durante quello che potrebbe essere l’ultimo servizio del The Bear, la serie fa due passi indietro. Lo sappiamo perfettamente che questo non è più il The Beef, ma ogni singolo dettaglio emana odore di esclusività. Adesso, il Carmy di Jeremy Allen White viene spazzato via dalle logiche del protagonista. I personaggi riaffermano ciò che abbiamo imparato in questi anni con loro e, peggio di tutto, non c’è più alcuna storia da raccontare.

Tragicamente, in un momento in cui la maggior parte delle serie di successo sbaglia i suoi finali – The Boys, Stranger Things, EuphoriaThe Bear non riesce ad isolarsi più di tanto. Tutti i traumi passati vengono spazzati via dall’amore. E l’ultimo episodio rappresenta il punto più basso della serie, un continuo momento di pompini a vicenda – per citare Mr. Wolf di Pulp Fiction – in cui siamo tutti buoni e tutti ci accettiamo così.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.8
★★★★⯨