Arriva alla Festa del Cinema di Roma il film Palma d’oro a Cannes 2024. Baker realizza con Anora un’opera fresca e seducente di cui sentiremo parlare a lungo.
Dopo la grande accoglienza ricevuta a Cannes, Anora di Sean Baker approda in Italia. Il film è stato proiettato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Best of 2024, dedicata ai grandi successi dell’anno in corso. A Cannes la giuria presieduta da Greta Gerwig l’ha premiato con il massimo riconoscimento.
Una sex worker viene assunta per una settimana da un ragazzo ricco e affascinante. Quello che nasce come un rapporto professionale si evolve, però, in una relazione sentimentale. Vi ricorda qualcosa? Sean Baker parte da una delle trame più note della storia del cinema, quella di Pretty Woman, ma fa prendere al suo Anora una direzione innovativa e più tristemente al passo coi nostri tempi.
Il risultato è un film di grande umorismo, con una sceneggiatura spumeggiante capace di toccare anche corde più profonde. Sean Baker riflette sulla società, sulla vera miseria umana e sulle illusioni, trappole in cui siamo inevitabilmente destinati a cadere. Anora è un’eroina determinata, concreta, ma che coltiva una giovanile innocenza e soprattutto la capacità di sognare.
La trama di Anora
Anora è una sex worker che lavora in un locale di Manhattan. Ha ventitre anni e vive insieme a sua sorella. La sua dimestichezza con il russo, lingua di sua nonna, durante una notte di lavoro le fa incontrare Vanja. Il ragazzo, ventunenne, è il giovanissimo rampollo di una prestigiosa famiglia russa. Ricchissimo, bello, abituato al lusso e in vacanza perenne. Intrigato da Anora, Vanja le chiede di passare la notte insieme, nella sua megavilla.
Il giovane rimarrà negli Stati Uniti per diversi giorni. Così, chiede ad Anora di stare con lui per l’intera settimana. I due ragazzi, belli e spensierati, presi dall’entusiasmo decidono di sposarsi a Las Vegas. Una decisione presa con leggerezza in cui Anora, però, vede la possibilità di un futuro migliore. Inoltre, la sintonia tra lei e Vanja è autentica.
Quando la famiglia di Vanja verrà a sapere del matrimonio l’idillio dei due giovani si interromperà. Una delegazione di scagnozzi, composta da Toros, Garnik e Igor, avrà il compito di far annullare le nozze e costringere il giovane a tornare sulla “retta via”.
Una traviata 2.0
Il film cita e omaggia un cult della commedia romantica che è Pretty Woman. Tuttavia, nella trama, più che la commedia di Garry Marshall il film sembra riprendere le dinamiche di quella che fu una delle fonti di ispirazione del film con Julia Roberts. L’ingombrante presenza della famiglia, e lo stigma sociale rispetto alla professione della protagonista, è qualcosa che Anora condivide con La Traviata di Giuseppe Verdi.
Come l’opera scritta da Giuseppe Maria Piave è in tre atti, anche Anora ha una costruzione tripartita. La prima parte del film vede la nascita della relazione dei due ragazzi. Lussuose feste, sesso, droga e gioco d’azzardo sono le parole chiave. Una versione moderna dell’introduzione dell’opera di Verdi che ha il suo apice nel celebre Libiamo ne’ lieti calici. Anora e Vanja si piacciono, e si godono la leggerezza sfrenata dei loro anni.
Nella seconda parte Anora cambia direzione. Irrompe nella relazione a due un terzo elemento. Come nella Traviata a interrompere la serenità di Violetta e Alfredo arriva Giorgio Germont, padre di lui, in Anora questo compito spetta a un curioso trio che fa le veci della famiglia di Vanja. Tuttavia, la ricerca rocambolesca del ragazzo, fuggito in preda al panico per l’arrivo dei suoi genitori, è la parte più autenticamente divertente del film.
Una comicità molto fisica, condita con maestria dalla scrittura e dai tempi comici perfetti dei suoi protagonisti. Mikey Madison, Jurij Borisov, Karren Karagulian e Vačʻe Tʻovmasyan costituiscono un quartetto esilarante e ben equilibrato. Se per la prima parte il riferimento cinematografico più immediato è a Una notte da leoni, qui siamo nelle parti della slapstick e un po’ del road movie.
Sul finale l’atmosfera cambia ancora e si avvia verso la più concreta delle risoluzioni. Musica, fotografia e recitazione virano verso una malinconica spietatezza, non priva di luce ma sicuramente più cruda e disillusa.
Sex work
Nei confronti del mestiere di Anora Baker allontana qualsiasi giudizio. Il suo è un lavoro come un altro, che le permette di vivere, e in cui comunque percepisce il suo corpo come strumento di potere. È la società, però, che la condanna ineluttabilmente. Più volte è costretta a ribadire che non è una prostituta.

Qualsiasi sforzo possa fare la ragazza per farsi apprezzare sarà sempre vano. Non dimentichiamo che Violetta riceve l’ammenda del padre di Alfredo sul suo letto di morte. Dunque, redenta sì, ma solo da morta. Anora, però, personaggio consapevole e moderno, non chiede redenzione, anzi è in grado di individuare da sola le ragioni per cui varrebbe la pena vergognarsi. E il suo lavoro non è incluso.
Tuttavia, Anora stessa sembra incapace di credere di poter instaurare con l’altro un rapporto che vada oltre il modo in cui gran parte della società la percepisce. La ragazza dà per scontato che nessuno sia in grado di vederla davvero e, per quanto sia indipendente e risoluta, Baker sottolinea la necessità naturale e trasversale di essere accolti e compresi.
Lo stile di Sean Baker
Con Anora Sean Baker conferma di essere uno dei registi più promettenti di oggi. Firma non solo la regia, ma anche il montaggio e la sceneggiatura del suo film, entrambi di grande qualità. Lo stile del film subisce delle variazioni che vanno ad assecondare la narrazione. In generale ritroviamo diverse sequenze girate con macchina a mano, molte inquadrature dal basso e particolarità inusuali come l’uso dello zoom o del ralenty.
Nella prima parte il focus è soprattutto sull’immagine, che deve ben rendere il mondo sfarzoso e scintillante di Vanja. Grande dinamismo sia della camera che del montaggio e luci colorate tipiche dei nightclub, con una predominanza del viola.
Nella seconda parte il movimento è soprattutto interno all’inquadratura. Sono gli attori a essere fisicamente attivi, mentre la camera inizia ad assecondare i dialoghi. Questa è la sezione in cui sicuramente la scrittura brillante di Sean Baker viene fuori in modo più esplicito.
All’avvicinarsi del finale ci si allontana dall’ubriachezza della notte e dalla frenesia dell’inseguimento e l’atmosfera si incupisce. Le sequenze girate a Brighton Beach sono più statiche, e a predominare è un grigio nebbioso.
Il cast di Anora
Il cast, che pure ha già a sua disposizione una sceneggiatura di grande livello, è all’altezza del testo. Su tutti Mikey Madison. L’attrice, classe 1999, è il centro visivo ed emotivo del film. Riesce a rendere il suo personaggio tridimensionale esplicitando in alcuni dettagli il confine tra la vera Anora e l’Anora performer. Ogni colpo che le viene sferrato viene sentito. Madison lavora sulla vulnerabilità della sua eroina, tanto risoluta quanto innocente.
Mark Ėjdel’štejn ha il physique du rôle ma anche la giusta attitudine per il suo Vanja. Riesce a essere leggero, perduto sul finale, ma soprattutto dà volto a quella totale mancanza di consapevolezza della realtà che caratterizza il suo personaggio. Quella fanciullezza, che incuriosisce tanto Anora quanto lo spettatore all’inizio del film, mostrerà le sue purtroppo ovvie conseguenze nella seconda parte.
Oltre a Vačʻe Tʻovmasyan e Karren Karagulian, perfetti comprimari, è interessante il lavoro di Baker su Igor (Jurij Borisov). Il ragazzo assume centralità nella storia lentamente e, soprattutto, per mezzo della regia. Baker inizia a inquadrarlo sempre più spesso insieme ad Anora, e molte volte alle sue spalle. La scelta sembra bizzarra, considerando che l’80% delle volte Igor non parla, ma non lo è. Jurij Borisov restituisce molto bene, proprio in quei silenzi e in quegli sguardi decisi, l’inaspettata sensibilità del suo personaggio.

In conclusione
Anora è sicuramente uno dei film più riusciti dell’anno. Una sceneggiatura genuinamente divertente, che usa l’ironia per disarmare lo spettatore e colpirne la sensibilità quando ce n’è bisogno. Se è vero che Anora è una commedia, infatti, è altrettanto vero che porta con sé un’amarezza che forse rimane appiccicata al ricordo del film più di ciò che fa sorridere.
Sean Baker non tradisce le aspettative sul lato romantico del film. La vera romcom, però, ce la offre in maniera inaspettata e irresistibile. Non ci regala la “favola”, per citare Pretty Woman, perché forse oggi non sarebbe più verosimile. Ci costringe a fare i conti con la realtà. Una realtà in cui, però, è ancora possibile trovare due occhi comprensivi, e braccia in cui poter essere sé stessi.
Un film fresco, “giovane” come i suoi protagonisti, ma sensibile e profondo. Baker offre uno sguardo disilluso sulla ricchezza, ma tenero verso le solitudini e l’ingenuità della sua protagonista. Anora spazia tra i generi accontentando più categorie di pubblico: è divertente, romantico, profondo, drammatico e mai del tutto prevedibile.
Uscirà nelle sale italiane il prossimo 7 novembre, distribuito da Universal Pictures. Noi di Almanacco Cinema ne consigliamo caldamente la visione.
